Zamparini-Baccaglini, peggio del cubo di Rubik: tra creduloni, nemici della contentezza e polli

Tra le varie conseguenze della mancata chiusura dell’accordo tra Maurizio Zamparini e Paul Baccaglini per la cessione del Palermo, ce n’è una sicuramente poco importante in assoluto ma fondamentale per il sottoscritto: finalmente nessuno mi chiederà più come andrà a finire.

Già, perché tra le certezze (pochissime) e i dubbi (infiniti) che ci hanno accompagnato in questi mesi di interminabili, estenuanti e sterili discussioni, prendere una posizione definita o provare a spiegare in modo esauriente cosa stava accadendo e come sarebbe finita la vicenda era per me davvero impossibile. E lo è tuttora. Quindi se vi aspettate da questo articolo che io sveli qualche sconvolgente verità o un gustoso retroscena, temo che resterete delusi come restava deluso chi incontrandomi si aspettava da me qualche rivelazione in esclusiva e invece si sentiva rispondere solamente “mi spiace, non sono presente alle loro riunioni, quindi non so che dirle (o che dirti)”.

Purtroppo, lo confesso, è un mio limite: io amo parlare solo di cose che conosco bene, o che vedo con i miei occhi, e in questo mi fa da guida il mio lavoro di cronista. L’esperienza di vent’anni di radiocronache mi ha insegnato che spesso non riusciamo ad interpretare correttamente nemmeno quello che succede davanti ai nostri occhi e rivisto in cento replay. Figuriamoci dunque quello che non vediamo e che non ci viene nemmeno raccontato. Questo è sempre stato per me il giornalismo, e sempre lo sarà fin quando farò (non so ancora per quanto) questo meraviglioso lavoro.

E il problema, diciamolo chiaro, è sempre stato più complicato di un cubo di Rubik, perché nonostante tutta la buona volontà, eri in una situazione dove comunque ti muovevi sbagliavi. Se un giornalista diceva qualcosa “pro” Baccaglini, veniva immediatamente etichettato come credulone o boccalone; se diceva qualcosa “contro” Baccaglini peggio ancora, era servo di Zamparini, pessimista e nemico della contentezza; se infine non prendeva posizione faceva la figura del pollo disinformato.

Ci restano i comunicati stampa e le parole dei due “contendenti” (i quali ovviamente portano avanti le loro ragioni diametralmente opposte), e l’amaro in bocca per un qualcosa che noi per primi avremmo voluto che fosse più “normale” e soprattutto con un lieto fine facile da raccontare e spiegare a chi ha giustamente tanta fame di chiarezza.

La chiosa più spiritosa e lapidaria a tutta la vicenda l’ha messa un mio caro amico, che incontrandomi ieri davanti al teatro Massimo mentre eravamo a spasso con le famiglie mi ha guardato e ha esclamato “la farsa è finita, andiamo in pace!”. E così, tra il sacro e il profano, tutti noi aspetteremo la prossima puntata di questo serial senza fine.

About Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D’Agostino, classe 1966, svolge parallelamente da quasi vent’anni le attività di docente e di giornalista sportivo. Nel 2000 diventa giornalista pubblicista e radiocronista delle partite del Palermo per il gruppo editoriale del Giornale di Sicilia. Dal 2016 passa a Radio Action. Nel 2013 ha scritto il libro “La mia voce rosanero” e nel 2015 ha tagliato il traguardo delle 600 radiocronache in carriera.