Il Palermo più bello e cinico vince la battaglia di Cremona, adesso niente vertigini

Combattere nella nebbia e nel freddo, come quelle scene dei film storici: gladiatori o guerrieri che lottano corpo a corpo nel fango in battaglie senza quartiere. Qualcuno potrà giudicarla un’immagine troppo romantica ed eccessiva per una partita di calcio, ma l’atmosfera – dentro e intorno al campo – che si è respirata allo stadio Zini di Cremona per cento minuti è stata molto simile a questa.

Cremonese e Palermo sono grandi squadre, lo sapevamo già, e entrambe lo hanno voluto dimostrare sul campo con una prestazione intensa e tecnicamente pregevole, e con una partita che è stata una delle più belle che i tifosi rosanero ricordano da molto tempo a questa parte. La vittoria, bella e preziosissima, è ovviamente la ciliegina sulla torta della giornata, ma c’era da esser soddisfatti anche se il risultato non avesse premiato i nostri colori.

Dalla trasferta lombarda, il Palermo può ricavare nuove certezze sul presente, e forse sul futuro.

La prima è che finalmente il 3-5-2 di Tedino è entrato stabilmente nel DNA dei giocatori rosanero: ormai chiunque scenda in campo è capace di interpretare al meglio il ruolo che l’allenatore gli affida, e in questo “sistema” accade che anche uno Jajalo in passato incerto e titubante disputi una gara praticamente perfetta, sia in copertura implacabile su Piccolo, sia in fase di collegamento tra i vari reparti. Per non parlare dei vari Struna, Chochev e Rispoli, che non sbagliano più una gara dalla famosa (e sempre più decisiva!) sconfitta contro il Novara.

La seconda è che i polacchi sono sempre più imprescindibili nel gioco rosanero, e rappresentano un articolo di lusso per la cadetteria. Murawski è un faticatore che non molla mai un millimetro, e Szyminski continua a stupire per la precisione e la determinazione con cui affronta (e cancella) qualsiasi attaccante, indipendentemente dalle sue caratteristiche.

La terza è che Nestorovski è prezioso non solo per i gol che fa, ma anche e soprattutto per quelli che fa fare. Ironicamente potremmo dire che oggi il macedone ha segnato un’altra doppietta pur non entrando nel tabellino dei marcatori, visto che i gol di Rispoli e Chochev sono nati dal fatto che tutta la difesa grigiorossa era talmente spaventata dall’attaccante rosa da convergere tutta su di lui “dimenticandosi” degli altri completamente soli in area.

Certo non bisogna dimenticare la Dea Bendata, che oggi si è scostata un po’ la benda dagli occhi e ha scelto di strizzare l’occhio ai rosanero: il palo clamoroso di Almici e il rigore clamoroso non assegnato da Abbattista per il fallo di mani di Struna sono fattori che alla fine hanno pesato sul risultato in modo determinante. Il resto lo ha fatto Pomini, che non solo ha levato dall’angolo un gol già fatto con una parata surreale, ma ha messo Tedino nei guai: chi lo racconta ora ai tifosi che deve tornare titolare Posavec?

Godiamoci la vetta della classifica, ma – come ha detto proprio Tedino – non pensiamoci troppo: lunedì sera c’è il Cittadella e chi pensa sia una passeggiata ha già sbagliato indirizzo. Non bisogna pensare alla leadership perchè questa serie B è un campionato fluido e imprevedibile, e un padrone non ce l’ha. Forse un giorno lo diventeremo noi, ma è ancora troppo presto per dirlo, e soprattutto è molto, molto pericoloso.

About Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D’Agostino, classe 1966, svolge parallelamente da quasi vent’anni le attività di docente e di giornalista sportivo. Nel 2000 diventa giornalista pubblicista e radiocronista delle partite del Palermo per il gruppo editoriale del Giornale di Sicilia. Dal 2016 passa a Radio Action. Nel 2013 ha scritto il libro “La mia voce rosanero” e nel 2015 ha tagliato il traguardo delle 600 radiocronache in carriera.