OPINIONI

Lo ‘spettacolo’ dell’informazione: perché la vicenda Brumotti ci sfiora, ma non ci tocca

Palermo, o meglio una parte di essa, è riuscita ancora una volta a ricordare a tutti quale sia la sua faccia peggiore. È andata in onda ieri sera una prima parte del ‘servizio’ di Vittorio Brumotti per Striscia la Notizia, vittima insieme alla sua troupe di una sassaiola da parte di alcuni residenti del quartiere Zen.

Brumotti, noto ciclista e recordman, da alcuni mesi si sta occupando, per il format televisivo, di denunciare lo spaccio di droga in diverse città d’Italia. Già a Bologna, Milano e Napoli ha rischiato seriamente la sua incolumità e quella dei collaboratori al seguito.

Condannando fermamente e senza riserve questo e altri tipi di violenza, è doveroso analizzare il fatto in sé, specie le motivazioni e modalità. La mission di programmi come Striscia è spesso quella di far luce su delinquenza e malavita, ma il fine è puramente televisivo e non informativo.

Una differenza sostanziale. Giornalismo è informare: che in quartieri come Zen giri droga e malavita non è mistero, anche se questo non significa abbandonare il rione a se stesso o semplicemente rassegnarsi che si tratti di una zona franca. Un’inchiesta giornalistica non si fa con megafono e bicicletta (in questo caso assente), ma con fonti, ricerche, testimonianze mirate ad informare e non spettacolarizzare.

Brumotti che giornalista non è, nonostante in un recente comunicato l’Ordine dei Giornalisti del Lazio lo definisca ‘collega’ (e anche qui ci sarebbe da parlare sull’opportunità di una cosa simile proprio da chi dovrebbe fare piazza pulita dei non-giornalisti), non è obbligato a seguire le leggi deontologiche e il reale valore della professione. Con tutti i crismi che la professionalità richiede.

Detto questo, quindi, a Vittorio e alla sua troupe la vicinanza e il sostegno che riceverebbe chiunque fosse vittima di una vicenda simile. Continui pure a fare le sue ‘inchieste’, ma non chieda (né lui né la sua trasmissione) di trattarlo da martire dell’informazione. Ingiusto è tremendo ‘onore’ che eroi ben diversi hanno loro malgrado dovuto ricevere, senza chiederlo né averlo voluto.

Info sull'autore

Lorenzo Anfuso

Lorenzo Anfuso

Giornalista Pubblicista dal 2012. Ha collaborato in passato con TodaySport, lavorando poi per la rete televisiva siciliana CTS, conducendo il Tg e la trasmissione sportiva "Io Vedo Rosanero". Dal 2014 al 2018 responsabile della comunicazione della società sportiva Aquila Palermo Basket.

Attuale responsabile della comunicazione della società di pallacanestro Palermo Basket, corrispondente per La Prima TV e vicedirettore di RetePalermo.it

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