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Sugli spalti e in mezzo al campo: Frosinone battuto in due mosse

In una giornata segnata indelebilmente da quell’abbraccio a metà campo tra giocatori con maglie diverse, ma con i cuori tutti uniti nel ricordo di Davide Astori, il Palermo batte un colpo fragoroso e – speriamo – decisivo alla porta del campionato. Il baldanzoso Frosinone era atteso al Barbera con apprensione, perchè si temeva che i rosa potessero smarrirsi nuovamente davanti ad un avversario forte e in grande forma e anche perchè era difficile capire quali ruggini avesse lasciato nella testa dei giocatori la sosta forzata della scorsa settimana.

Dubbi tutti fugati in novanta minuti belli ed emozionanti, forse i migliori della stagione, che hanno consegnato ai ragazzi di Tedino tre punti molto più pesanti di quanto non dica lo striminzito risultato di 1-0.

Va detta subito una cosa: il pubblico ha contribuito a fare la differenza. In un Barbera finalmente popolato come dovrebbe sempre essere, si è avuta la netta impressione che i giocatori avessero una marcia in più, e il sostegno dei tifosi nei momenti chiave della partita sembrava dare ai giocatori quella grinta e quella determinazione che in altre occasioni è mancata in modo inspiegabile. Invece la spiegazione era chiara, e non aveva nulla di tattico o di tecnico: il calcio senza pubblico sugli spalti, semplicemente, non ha senso. E i giocatori, anche se non lo ammetteranno mai esplicitamente, sono i primi a soffrirne e a risentirne. Speriamo che la gente lo abbia compreso e non abbandoni più i suoi ragazzi.

Sul campo, Palermo e Frosinone hanno onorato sino in fondo il loro ruolo di protagoniste della cadetteria, tanto da regalare uno spettacolo superiore a molte insipide gare di serie A. Bravo Longo a venire al Barbera con l’intenzione di fare la partita, ancor più bravo Tedino a disporre in campo una squadra fedele alle sue “nuove” idee e con un centrocampo adatto a vincere i duelli chiave nella zona nevralgica del campo. E’ indubbio infatti che nonostante tutti i giocatori rosa abbiano offerto una prova assolutamente superiore alla sufficienza, i veri dominatori della scena siano stati Coronado, Jajalo e Gnahorè. Il brasiliano ha giocato una gara intelligentissima, coprendo una zona di campo enorme e non dando mai agli avversari punti di riferimento; il croato-bosniaco ha annullato Ciano e ha dominato fisicamente la corsia centrale, e infine il giovane ex-Napoli ha fatto ammattire gli avversari con i suoi inserimenti. E se il centrocampo gioca con questa qualità, riesce a sopperire anche ad una giornata non brillante delle punte, che ieri non riuscivano ad inquadrare la porta frusinate.

Il resto l’hanno fatto i difensori, soprattutto Struna e Bellusci, e il solito Rispoli. Ha stupito anche Rolando, tanto da domandarsi perchè si siano spesso adottate per la fascia sinistra soluzioni “improvvisate”, quando avevamo a disposizione un giocatore comunque abile in quel ruolo. Sia chiaro, il Frosinone non esce minimamente ridimensionato dalla sfida del Barbera, ma è il Palermo ad uscirne rinvigorito: usando un paragone tennistico, è come se i rosa avessero salvato una palla-break sul proprio servizio, e adesso occorre continuare con questa voglia e questa determinazione fino alla fine della stagione.

Un risultato mica male, per una squadra il cui allenatore era stato già “liquidato” da molti nell’intervallo della partita contro l’Ascoli.

Info sull'autore

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D’Agostino, classe 1966, nato a Roma ma palermitano d'adozione, svolge parallelamente da oltre vent’anni le attività di docente e di giornalista sportivo. Muove i primi passi a Radio Studio 104. Nel 2000 diventa giornalista pubblicista e radiocronista delle partite del Palermo per Radio Giornale di Sicilia. Nel 2016 passa a Radio Action e nel 2017 approda a Radio Time. Nel 2013 ha scritto il libro “La mia voce rosanero”.