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Fallimento Palermo, la Procura rilancia: società vive di espedienti

La Procura non cede di un millimetro e anzi rilancia, la questione fallimento per il Palermo resta dunque ancora aperta: presentate le controdeduzioni alla consulenza dei periti del Tribunale, palla ora di nuovo ai periti stessi e successivamente verrà fissata un’udienza per la discussione delle parti prima della decisione finale.

Sono tanti i punti di contrasto tra la Procura e i periti del Tribunale: i pm contestano soprattutto la valutazione dei giocatori rosanero, ben 39 milioni in più (!!!) rispetto alla valutazione che lo scorso novembre aveva fatto il consulente Colaci nell’istanza di fallimento. C’è di più, l’Alyssa sarebbe una società cartiera ovvero “produttrice di semplici carte contabili” e quindi in pratica una scatola vuota non in grado di far fronte agli impegni. Pure sul fronte della stima del patrimonio netto della società le deduzioni contestano la ricostruzione dei tre periti.

In buona sostanza, le diverse perizie continuano ad avere delle conclusioni diametralmente opposte. Inoltre, “tutti i soggetti sentiti hanno dichiarato che il Palermo è una società che vive di espedienti – si apprende leggendo il documento della Procura – che non riesce a soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni e che senza immissioni di capitale da parte di terzi sarebbe certamente fallita”. Diverse operazioni finanziare secondo l’accusa hanno “la sola finalità di falsificare i bilanci”.

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Redazione RPA

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