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Nel 1962 parlarono di smartphone, con i quali ora si fa anche troppo…

26 Giugno 1962, estate iniziata da poco, molte madri non erano ancora nate e molti padri erano giovanissimi. Chissà lo stupore nel vedere un piccolo articolo nella mitica terza pagina – quella della cultura – del giornale Trapani Nuova (n.25, anno IV). Il titolo è di quelli dove le notizie sono importanti: “Nel 2000 i telefoni faranno tutto loro: Leggeremo i giornali attraverso la rete telefonica e potremo anche servircene per le operazioni in banca”.

Ne sono certi tre esperti americani, tre dirigenti dell’American Telephone and Telegraph Company che si prendono la responsabilità di parlare di un’epoca lontana quarant’anni. Chissà le smorfie di mio padre che ancora neanche immaginava i cellulari, nel solo pensare ai giornali del mattino diffusi direttamente in “facsimile” attraverso la rete telefonica. Avrebbe aguzzato la vista leggendo: “Con il videofono, il cui schermo sarà molto più efficiente e più chiaro degli attuali televisori, ci si potrà mettere in contatto con l’ufficio e convocare una riunione con i soci”.

Oppure penso a mia nonna che ancora non era neanche madre, ma che le boutique della città le conosceva bene e senza wish sul cellulare sapeva quali erano le ultime uscite della moda internazionale. “Seguendo lo schermo del videofono si potrà vedere la merce esposta ricevendo spiegazioni da parte dei negozianti” e ancora, nel 2000 – dicono i tre esperti americani – riceveremo in casa sul videofono lezioni scolastiche, videoconferenze e visite guidate nei musei”.

Poi sognanti avrebbero chiuso il giornale, si sarebbero dimenticati della terza pagina di Trapani Nuova del 26 giugno 1962. Il 2000 sarebbe rimasto un’epoca lontana, figuriamoci il 2018. E io vorrei essere corrispondente dal futuro per dire che col videofono, ci facciamo molto altro. Anche troppo. E sono io a guardare con stupore quell’epoca lontana mai vissuta del 1962.