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Cecchinato, dal Tc2 al Roland Garros: un viaggio lungo un sogno…

Qualcuno, sui social, si è chiesto “ma come farà Cecchinato a dormire stanotte?”. Certo non ci è dato saperlo, anche se è probabile che alla fine la stanchezza per aver domato Nole Djokovic dopo tre ore e mezzo di epica battaglia tennistica, avrà la meglio sull’adrenalina che sicuramente continua a scorrere a fiumi nel corpo del “nostro” palermitanissimo Marco.

Una partita che passerà alla storia del torneo parigino anche per l’intensità con cui è stata giocata da entrambi, con il mostro sacro serbo che ha cercato di usare tutto il suo mestiere e tutto il suo carisma per tenere a bada questo ragazzone venuto da lontano e che aggrediva ogni palla con acume tennistico e una freddezza da veterano. Un ragazzo venuto da lontano ma non dal nulla Marco Cecchinato, che oggi è diventato il primo tennista italiano a tornare in semifinale in una prova dello Slam maschile dal lontano 1978, quarant’anni esatti.

Una vita a remare duramente sui campi del Tc2, sotto gli occhi vigili e paterni di Gabriele Palpacelli e di suo figlio Francesco. Io lo ricordo, quando lo guardavo allenarsi nei campi vicini a quelli dove giocava la mia Fedy. Mi attardavo a guardarlo sudare, insistere su una diagonale o su un singolo colpo magari per un’ora intera. Migliaia di volte, sempre più forte, alla ricerca della perfezione nel movimento e nella misura del colpo. Fermarsi e poi ripartire come un martello. Perchè lo sport p questo, se vuoi farlo sul serio: costanza, sofferenza e dedizione assoluta. E la voglia immensa di raggiungere un grande sogno, che magari culli da bambino. Come quello che culla la mia Federica. Certo, in mille lo inseguono e – come cantava Morandi – uno solo ce la fa. Ma quel sogno ti dà comunque la vita, e la voglia di credere in te stesso fino in fondo, Di credere che tutto sia possibile, se lotti abbastanza.

Il tiebreak del quarto set è stato leggendario, e per certi versi ha ricordato il mitico tiebreak della finale di Wimbledon 1980 tra Borg e McEnroe. Una lotta senza esclusione di colpi tra due pesi massimi che si scambiavano colpi al centro del ring con le difese ormai abbassate.

Marco ha vissuto un momento difficile della sua carriera, quando sembrava avesse perso tutto. Ha avuto la forza di rialzarsi e di ricominciare dal basso, da quei tornei “Challenge” che non danno né onori né fama, lontani dalle telecamere e dalle tv, ma che ti insegnano a lottare con la racchetta tra i denti e sputare sangue su ogni palla. Perchè su quei campi c’è chi insegue il tuo stesso sogno, e non ti regalerà nulla per raggiungerlo.

Oggi Marco, sul campo intitolato alla “Divina” Suzanne Lenglen, ha tirato fuori quella grinta e quella forza da combattente vero, sfoggiando al contempo una tranquillità e una sicurezza che a volte lasciava sgomenti. Tanto da chiedersi: “Ma siamo sicuri che si renda conto di dov’è e di cosa stia facendo?”. Ha lavorato tanto sul rovescio e sul servizio, facendoli diventare solidi e costanti, e ha affinato ancora di più un gioco fatto di tocchi, smorzate e improvvise variazioni di ritmo: uno stile che richiama la poesia Federeriana più che la leonina forza di Nadal o di Zverev.

Alla fine la “laurea” più bella gliel’ha data proprio Djokovic, che è andato con tutta la sua classe ad abbracciarlo nel suo campo, sorridendo e sussurrandogli all’orecchio qualche parola. Non possiamo sapere cosa gli ha detto (anche se prometto a me stesso di chiederlo a Cecchinato quando lo vedrò!), ma mi piace pensare che con il suo impeccabile inglese lo abbia bonariamente rimproverato: “Diavolo di un ragazzino, mi hai battuto ma in te ho rivisto me. Diventerai un grande!”

Info sull'autore

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D’Agostino, classe 1966, nato a Roma ma palermitano d'adozione, svolge parallelamente da oltre vent’anni le attività di docente e di giornalista sportivo. Muove i primi passi a Radio Studio 104. Nel 2000 diventa giornalista pubblicista e radiocronista delle partite del Palermo per Radio Giornale di Sicilia. Nel 2016 passa a Radio Action e nel 2017 approda a Radio Time. Nel 2013 ha scritto il libro “La mia voce rosanero”.