Calcio The Voice

“Dasvidania” amici, è ora di Mondiale! Tutti in Russia e divertiamoci anche senza Italia

“I Mondiali hanno scandito i tempi della nostra vita, e scandiranno quelli di chi verrà”. La frase è di Federico Buffa, il più grande storyteller sportivo italiano, ed è una delle verità più belle che siano mai state pronunciate sul gioco del calcio.

Alle 17 parte il Mondiale di Russia 2018, e il fatto di non esserci come Italia rende questa attesa quantomeno strana. Abbiamo avuto diversi mesi per metabolizzare questa cocente sconfitta sportiva, e credo sinceramente che chiunque mastichi un po’ di pallone abbia già assimilato il fatto che il verdetto è pesante ma giusto, e che se non siamo stati capaci di fare almeno un golletto in 180 minuti ad una Svezia qualsiasi, forse era meglio non andare. Memori soprattutto delle due figuracce rimediate in Brasile e in Sudafrica, quando siamo stati spediti a casa dopo dei gironi talmente deprimenti da chiederci che ci fossimo andati a fare.

Personalmente il fatto che gli Azzurri non ci siano mi addolora, ma non cambia il mio modo di vivere questo evento che ogni quattro anni mi coinvolge e mi appassiona come pochi altri. Il primo Mondiale di cui ho memoria è quello del 1974 in Germania (avevo 8 anni) e le immagini dello stile di Beckenbauer e dei colpi di classe di Crujiff sono stati tra i miei primi “imprinting” calcistici. Da quel momento, ogni 4 anni le mie estati sono state piacevolmente “condizionate” dalla valanga di partite e di gol che ho sempre atteso con ansia. Non importava che fosse la Germania, il Brasile, il Camerun o l’Australia; non importava che fossero decisive o meno. Il Mondiale ha un fascino che travalica sempre maglie e bandiere, ed è ben distinto dal fatto di poter tifare per la squadra del proprio paese.

Questa volta c’è l’ulteriore interesse legato al paese ospitante, così vasto ma dalla tradizione calcistica ben radicata, e l’incertezza per la squadra che alla fine alzerà il trofeo. L’equilibrio appare il leit-motiv di questa edizione dei Mondiali, che non vedono compagini nettamente più forti di altre a parte forse il solito Brasile, che può vantare una qualità in mezzo al campo (forse più che in avanti) difficile da trovare altrove. La Germania ha il difficile ruolo di “defending champion” ma non sembra brillante come quattro anni fa, e l’Argentina aspetta Messi, che a 31 anni avrà l’ultima occasione della carriera di vincere l’unico trofeo che davvero gli manca. Poi, in un’ipotetica “seconda fila”, la Francia e il Belgio dal potenziale offensivo espolsivo, e la Spagna che però dovrà assorbire il trauma dell’inopinato esonero di Lopetegui a tre giorni dall’esordio contro “sua maestà” Cristiano Ronaldo, il quale dal canto suo farà di tutto perchè il suo Portogallo onori il titolo di squadra campione d’Europa.

Poi ci sono le altre. Un’Inghilterra alla ricerca di un’identità e a secco di vittorie dal 1966, la Russia padrona di casa e qualche outsider come l’Egitto. Ma nella hit-parade delle simpatie degli spettatori neutrali spiccano certamente due squadre, alla loro prima avventura mondiale, Panama e Islanda. Due squadre, due paesi e due popoli che non potrebbero essere più diversi tra loro, ma che calamiteranno le attenzioni di chi avrà voglia di tifare per l’impresa storica, per godersi magari ancora lo spettacolo della “geyser-dance” sugli spalti degli stadi russi.

Amanti del calcio, adesso tutti in poltrona e sui divani, con patatine, popcorn e qualsiasi bevanda vogliate. A tifare ciascuno per chi vuole e secondo le simpatie anche per un giocatore che gioca magari per la propria squadra di club. Il sipario si alzi e lo spettacolo inizi, ma in chiusura mi chiedo…per la Svezia, chi tiferà?

Info sull'autore

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D’Agostino, classe 1966, nato a Roma ma palermitano d'adozione, svolge parallelamente da oltre vent’anni le attività di docente e di giornalista sportivo. Muove i primi passi a Radio Studio 104. Nel 2000 diventa giornalista pubblicista e radiocronista delle partite del Palermo per Radio Giornale di Sicilia. Nel 2016 passa a Radio Action e nel 2017 approda a Radio Time. Nel 2013 ha scritto il libro “La mia voce rosanero”.