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Inizia una nuova era rosanero, con lo stesso amore per i nostri colori

Un anno che se ne va porta via con sé tante cose, e il 2018 ha portato via da Palermo anche l’era Zamparini. Una “soluzione finale” che lo stesso Presidente auspicava da tempo, così come la piazza, per motivi però diametralmente opposti. Zamparini aveva il desiderio di chiudere la sua parentesi palermitana per porre fine ad un finale ricolmo di insulti e astio, mentre la tifoseria mal digeriva gli ultimi anni di “vacche magre” arrivate però dopo il periodo più fulgido e scintillante della storia dei colori rosanero.

Il 2019 si apre quindi nel segno della nuova “Era Richardson” e di una serie di manovre economiche e finanziarie più simili ad un ginepraio che ad un tranquillo abete natalizio. Un labirinto di società e corporazioni nel quale ha provato – con discreto successo ad onor del vero – ad orientarsi il nostro direttore Alessandro Rubino, novello Teseo nel labirinto di Minosse. Il 2019 riporta (purtroppo per alcuni di voi) anche il sottoscritto a farneticare di calcio e di Palermo.

Detto ciò, è d’obbligo augurarsi che la nuova proprietà britannica abbia la capacità economica e sportiva per aprire un nuovo ciclo ricco di successi e di gloria per una città che ha voglia di rivivere le emozioni di cui si è cibata dal 2004 in poi, dopo trent’anni di astinenza da Serie A. Personalmente ho già scritto in altre sedi il mio pensiero: nella vita come nello sport contano i fatti, e nel calcio i fatti sono espressi dai numeri. I numeri della gestione Zamparini dicono che la sua presidenza è stata la più ricca di successi e di risultati dell’intera storia del calcio in rosanero, e tanto basta per cancellare e dimenticare anche i momenti amari, che nello sport vanno tenuti in conto esattamente come quelli dolci.

In questi lunghi anni, ho avuto la fortuna e il privilegio di vivere da vicino le imprese dei nostri ragazzi, raccontando con la mia voce vittorie e sconfitte, e sentendomi indegnamente protagonista di tanti momenti che hanno scritto la storia del calcio in questa città. Non mi è dato sapere per quanto ancora farò il radiocronista, ma ciò che so e che continuerò a conservare il mio entusiasmo genuino come quando al posto dei Toni, dei Miccoli e degli Amauri c’erano Dittgen, Hoop e Dnibi. Differenze che non dovrebbero mai incidere sull’amore per i colori e sulla voglia di sostenere una squadra indipendentemente da chi la indossa.

Perché come disse un giorno Delio Rossi, presidenti, giocatori e allenatori vanno e vengono, ma solo la maglia resta.

Buon 2019 a tutti voi!

Info sull'autore

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D'Agostino

Giuseppe D’Agostino, classe 1966, nato a Roma ma palermitano d'adozione, svolge parallelamente da oltre vent’anni le attività di docente e di giornalista sportivo. Muove i primi passi a Radio Studio 104. Nel 2000 diventa giornalista pubblicista e radiocronista delle partite del Palermo per Radio Giornale di Sicilia. Nel 2016 passa a Radio Action e nel 2017 approda a Radio Time. Nel 2013 ha scritto il libro “La mia voce rosanero”.