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Notte dei Campioni, Miccoli-Toni col fischio? È una festa, rancori…

Fischi, rispetto, ‘questioni’ e ‘male parti’. Il palermitano, si sa, non è persona che dimentica, specie quando si parla del tifo rosanero. In questa città, nel suo stadio, sono stati fischiati giocatori con la maglia della nazionale, oppure semplicemente per essere stati prima immischiati in voci (manco cose ufficiali) di mercato, salvo poi loro (giustamente) dichiarare che non c’era niente di vero.

Lunedì 26 agosto sarà la serata della rinascita concreta, un Palermo-Atletico Mineiro del nuovo millennio. Vecchie glorie rosanero ‘sfideranno’ i protagonisti del nuovo Palermo, gli alfieri in campo della nuova società targata Mirri-Di Piazza. Il recente passato, è giusto ricordarlo, non è stato solo costellato di cambi di proprietà e oscuri presagi, sfociati poi nel fallimento. Da Palermo è passata una sfilza di campioni che in altre città possono solo sognare.

Tra questi, due su tutti hanno scritto la storia del vecchio Palermo: Luca Toni e Fabrizio Miccoli. Entrambi saranno presenti lunedi ed entrambi, ancora adesso, rischiano seriamente di vedersi fischiati, anche se solo da un piccolo gruppo di spettatori.

Il bomber dello storico ritorno in Serie A, dopo le 50 reti in due stagioni, non riuscì a farsi perdonare dai palermitani il passaggio alla ‘piccola’ Fiorentina e qualche parola poco riconoscente nei confronti del Palermo, subendo l’onta davvero vergognosa di vedersi fischiato dal pubblico durante un match della Nazionale Italiana. Cosa ci fu dietro quell’addio di Toni al Palermo, da idolo a ‘cannavazzo’? La risposta, ancora una volta, ha un nome e cognome: Maurizio Zamparini.

Nel 2005, quando la popolarità del friulano era ai massimi storici a Palermo, Luca Toni fu forse la prima vittima della macchina del fango del patron: “È vecchio”, “non ha voluto rinnovare”, “un affare cederlo”. Qualche anno più tardi fu lo stesso Toni a spiegare le cose come stavano: “Come potevo restare quando Zamparini mi disse che ero finito e che a me preferiva Caracciolo e Makinwa?”, rivelò l’attaccante dopo un match di coppa tra il suo Verona e il ‘suo’ Palermo. Fu solo il primo vagito dell’arrogante delirio calcistico di Zampa, perché Toni dopo quell’addio segnò altri 106 gol, vincendo il Mondiale con gli Azzurri e la capocannonieri col Verona a 38 anni suonati.

Su Fabrizio Miccoli, sulla sua genialità in campo paragonabile soltanto alla sua ingenuità fuori, si potrebbero scrivere enciclopedie. Osannato e venerato per i colpi di magia con la maglia rosanero, il Romario del Salento difficilmente potrà scrollarsi di dosso quelle parole sul giudice Falcone. Palermo, così come molte altre città, possono anche fagocitare e spolpare vivo un personaggio come l’ex numero 10 rosanero. Pressione, amicizia ingombranti, il peso di essere Fabrizio Miccoli: un re del pallone e per giunta molto ben messo economicamente. Certe amicizie, insieme all’innegabile ‘colpa’ dell’ignoranza, hanno contribuito a rovinare l’esperienza palermitana di Miccoli, che però adesso è pronto a tornare.

Lunedì sarà una festa, l’occasione di un ideale passaggio di consegne tra il passato e il futuro. Sarebbe arrogante, inutile e ignorante rovinare tutto col rancore.

Info sull'autore

Lorenzo Anfuso

Lorenzo Anfuso

Giornalista Pubblicista dal 2012. Ha collaborato in passato con TodaySport, lavorando poi per la rete televisiva siciliana CTS, conducendo il Tg e la trasmissione sportiva "Io Vedo Rosanero". Dal 2014 al 2018 responsabile della comunicazione della società sportiva Aquila Palermo Basket.

Attuale responsabile della comunicazione della società di pallacanestro Palermo Basket, corrispondente per La Prima TV e vicedirettore di RetePalermo.it

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